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Livelli dei fiumi e riserve negli invasi: come si leggono i numeri

Un idrometro che segna 3 metri non dice che il fiume è profondo 3 metri, e un invaso al 50 % non è per forza in difficoltà. Per capire davvero un dato bisogna sapere da dove si misura, con che cosa lo si confronta e chi decide quando scatta un’allerta. Ecco le basi, con un occhio a come funziona in Italia e in Ticino.

Che cosa misura un idrometro

L’idrometro misura l’altezza del pelo libero dell’acqua rispetto a un punto fisso. Un tempo era un’asta graduata fissata a una pila di ponte o a un muro d’argine, e qualcuno passava a leggerla; oggi quasi tutte le stazioni hanno un sensore a ultrasuoni, radar o di pressione che trasmette il dato in automatico. L’asta resta al suo posto, utile per controllare che il sensore non sbagli.

Il numero che leggete, il livello idrometrico, non è la profondità. Può essere molto inferiore, se lo zero sta in alto, oppure negativo: sul Po, a Pontelagoscuro, nelle estati di grande secca si sono letti livelli di diversi metri sotto lo zero senza che il fiume fosse asciutto. Il valore serve soprattutto a confrontare il fiume con sé stesso, nello stesso punto e nel tempo.

Lo zero idrometrico e le quote sul livello del mare

Ogni idrometro ha il suo zero idrometrico, fissato al momento dell’installazione. Di solito è vicino al fondo dell’alveo o un po’ sotto le magre più forti conosciute, ma non c’è una regola unica. Per questo due stazioni sullo stesso fiume non si possono confrontare a colpo d’occhio: 4 metri a monte e 1 metro a valle non significano che il fiume perda tre metri d’acqua in pochi chilometri.

Per laghi e invasi si usa invece la quota assoluta, in metri sul livello del mare (m s.l.m.). In Italia la rete altimetrica fa riferimento al livello medio del mare misurato dal mareografo di Genova; in Svizzera le altezze partono dal Repère Pierre du Niton, nel porto di Ginevra. Quando per un lago leggete «193,50 m», è una quota: la superficie del lago si trova a quell’altezza sopra il riferimento nazionale.

Molti enti pubblicano entrambe le cose, e conoscendo la quota dello zero idrometrico si passa facilmente dall’una all’altra con una somma.

Il dato di oggi rispetto agli altri anni

Un livello è alto o basso solo in rapporto a ciò che succede di solito in quel punto e in quel periodo. Per le stazioni con una serie storica abbastanza lunga calcoliamo la mediana del giorno e una fascia di normalità tra il 10° e il 90° percentile. Detto in modo semplice: in otto anni su dieci il valore di quella data cade dentro la fascia. Sotto parliamo di livello basso, sopra di livello alto.

Il confronto tiene conto della stagione. Un metro sopra lo zero può essere del tutto normale a febbraio su un fiume alpino e invece già significativo a fine agosto. Più anni di dati ci sono, più il confronto è affidabile. Quando l’ente non fornisce né storico né soglie lo diciamo chiaramente e ci limitiamo a descrivere il valore e la sua tendenza.

Soglie di piena e allerte: chi decide il colore

In Italia i livelli di allerta per rischio idraulico e idrogeologico sono emessi dai Centri funzionali regionali, all’interno del sistema coordinato dal Dipartimento della Protezione Civile. Il bollettino usa i colori verde, giallo, arancione e rosso, per zone di allerta e non per singoli idrometri. Le soglie idrometriche, spesso tre, servono a seguire l’evoluzione della piena sul posto: lungo il Po e i suoi affluenti sono gestite da AIPo insieme alle regioni, altrove da ARPA e uffici regionali.

In Svizzera l’Ufficio federale dell’ambiente indica il pericolo di piena su una scala da 1 a 5, che si trova sul portale nazionale dei pericoli naturali. Negli Stati Uniti, invece, ogni stazione ha un suo «flood stage», la quota oltre la quale cominciano gli allagamenti.

Quando una nostra scheda indica una soglia, quella soglia proviene dall’ente ufficiale della stazione. Le indicazioni da seguire restano comunque quelle del Comune e della Protezione Civile: chiusura di sottopassi, golene e argini non si decide guardando un grafico.

Magra, secca e siccità

La magra è il periodo di acque basse che molti fiumi attraversano ogni anno, di solito in estate, quando piove poco e i prelievi irrigui sono al massimo. Diventa un problema quando dura a lungo o scende sotto i valori consueti: allora si parla di secca e, se coinvolge piogge, falde e invasi su un intero territorio, di siccità.

Nei distretti idrografici italiani gli osservatori permanenti sugli utilizzi idrici valutano la severità idrica con livelli crescenti e possono raccomandare riduzioni dei prelievi. Sul Po, la portata a Pontelagoscuro è il riferimento più citato, anche perché sotto certe soglie il mare risale lungo il delta e rende salmastre le acque usate per irrigare.

Invasi e laghi regolati: volumi e percentuali

La percentuale di riempimento confronta il volume invasato con la capacità dell’invaso. Attenzione però a quale capacità si usa: alcuni gestori indicano il volume totale, altri quello autorizzato o utile, cioè l’acqua che si può davvero prelevare. Una diga «al 40 %» va confrontata soprattutto con sé stessa negli anni precedenti.

Il rapporto tra quota e volume non è lineare. Una valle si allarga salendo, così l’ultimo metro sotto la quota massima contiene molta più acqua del primo sopra il fondo. In Sardegna, Puglia, Basilicata e Sicilia, dove gli invasi garantiscono acqua potabile e irrigua, i bollettini mensili sui volumi sono seguiti con attenzione.

I grandi laghi prealpini, come Maggiore, Como e Garda, sono regolati da sbarramenti all’emissario: il livello si muove entro limiti stabiliti da regole di gestione che bilanciano irrigazione a valle, navigazione, turismo e difesa delle rive.

Unità di misura e conversioni

Le stazioni nordamericane danno i livelli in piedi: un piede vale 30,48 cm, quindi 10 piedi sono poco più di 3 metri. I volumi statunitensi sono in acre-feet; un acre-foot equivale a circa 1.233 m³.

In Italia e in Europa i volumi degli invasi si esprimono in milioni di metri cubi, indicati come Mm³ o hm³ (un ettometro cubo è un milione di metri cubi). Le portate si misurano in m³/s e non vanno confuse con i livelli, che sono in metri o centimetri. Nelle nostre schede manteniamo l’unità dell’ente che pubblica il dato, con la virgola decimale.

1 piede0,3048 m
1 metro3,281 ft
1 m³/s35,31 cfs
1 cfs0,02832 m³/s
1 hm³810,7 acre-feet
1 acre-foot1.233,5 m³

Ogni quanto si aggiorna il dato

Gli idrometri in telemisura inviano in genere un valore ogni 10–30 minuti, e gli enti lo pubblicano con qualche minuto o al massimo un’ora di ritardo. Gli invasi e molti laghi hanno invece letture giornaliere, settimanali o perfino mensili. Noi raccogliamo i dati appena sono disponibili, ma un guasto al sensore, un problema di trasmissione o una piena che danneggia la stazione possono interrompere la serie.

I primi valori sono provvisori e possono essere corretti dopo la validazione. Per questo ogni scheda riporta l’ora dell’ultima misura: se durante una piena il dato risale a diverse ore prima, conviene guardare subito i siti ufficiali del Centro funzionale o dell’ARPA della propria regione.